Vivian Maier

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Restare per una vita una donna qualunque e con una vita umile. Essere per tutta la vita convinti che la propria esistenza si esaurirà nei giorni che ci son dati da vivere e basta. E invece no.

self portrait

Vivian Maier (1926-2009) ha passato la vita a fare la bambinaia.
Era una bambina quando i genitori si separarono e la madre, francese residente a New York, andò a vivere da un'amica sua connazionale. Fu quest'amica, Jeanne Bertrand, a insegnare a Vivian i rudimenti dell'arte di imprimere la luce su pellicola.
Nonostante la propria vocazione, la giovane Vivian ha dovuto scontrarsi con le esigenze della quotidianità: si trasferì a Chicago e iniziò a lavorare come tata per guadagnarsi da vivere. Relegò la propria passione per la fotografia al tempo libero, passato a scattare un numero incredibile di meravigliose fotografie in giro per la città.



Una vita passata a coltivare l'arte della fotografia nel tempo libero, nei ritagli di tempo. Quando dovette poi rinunciare alla propria camera oscura smise perfino di sviluppare le pellicole che scattava con inesausta dedizione.



Quel cumulo di rullini pieni di storie finì per essere lasciato nel dimenticatoio: Vivian ormai anziana si godeva la vecchiaia. Ad acquistare casualmente e per una cifra modesta il tesoro della sua arte, fu un ragazzo di nome John Maloof. Sapete quelle assurde aste a scatola chiusa che fanno gli americani? Quelle in cui acquistano, per capirci, cimeli abbandonati in box/garage espropriati sperando di trovare qualcosa da poter rivendere a un prezzo vantaggioso a rigattieri o a collezionisti.
Oggi è John a curare l'eredità artistica di Vivian. (Qui trovate il sito web gestito da lui da cui questi scatti sono stati presi).



I due non hanno avuto occasione di incontrarsi: Vivian è venuta a mancare prima che John riuscisse a rintracciarla e a raggiungerla.


Nonostante abbia coltivato per tutta la vita la propria arte nel più completo silenzio, al buio della propria camera oscura, Vivian e la sua fotografia sono diventate comunque immortali.

selfie!

Sono rimasta senza parole la prima volta che ho letto della sua storia. Dal primo momento ho desiderato vedere una mostra delle sue fotografie, colpita (trafitta) dalle sue foto, dal modo incredibile in cui riescono a raffigurare la realtà rendendo ancora vivido e brillante il suo sguardo, il modo in cui i suoi occhi scrutavano il mondo di banale, ovvia, semplice quotidianità in cui passeggiava nelle ore libere.

Finalmente sarà possibile soddisfare il desiderio di vedere una sua mostra fotografica perché dal 17 marzo al 18 giugno al Museo di Roma in Trastevere sarà esposta una mostra di 120 scatti in bianco e nero oltre ad alcuni filmati girati da lei in super 8.
Qui il link al sito del museo e della mostra.

 


Vivian Maier è una street photographer a tutti gli effetti, una delle prime rappresentati del genere.
Le sue foto mi ricordano che l'arte è il nostro sguardo sul mondo - che in fondo è la limitata realtà in cui viviamo - è il nostro tentativo di imprimere nel modo in cui lo guardiamo la sensibilità con cui vorremmo esistesse. Ciò che vediamo è ciò che siamo: ci descrive, ci definisce.

 

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