Leggo ovunque di noi

by - 18:29

Devo dimenticarli quei giorni che annebbiarono le mie facoltà di vigilanza. Giorni segreti che non ho mai voluto avvicinare per non imitare quelle femminelle che vivono di immagini trascorse e ne fanno personali romanzi.
  [...] Nel mattino nuvoloso, ci smarrimmo per il gran folto d'ombra io e Ludovico. L'aria si incupì, piovve all'improvviso. Ci trovammo vicini ad un laghetto schivando di poco le reti che dividevano la zona di caccia da quella dei leopardi inquieti dietro i loro recinti. Eravamo soli in riva al lago perlaceo, immobile sotto il martellare della pioggia, rifugiati in una capanna di pescatori. Che cosa accadde? Ludovico con un fare dolce citava Didone ed Enea:

«Speluncam Dido dux et Troianus eandem
devenient...                                         

Virgilio non è il padre dei destini mantovani?» mi diceva lui ridendo.
  Ridevo anch'io, insolitamente mansueta; la forza del Moro raggiava e arrivava su di me pesando. Non mi ravvedevo che il mio riso somigliava al riso stolto delle mie ragazze quando avevano intorno uomini intenti a divertirle. Voci di cacciatori che ci avevano avvistato si levarono nella boscaglia e di lì a poco ci fu gente vicino alla capanna con coperte e teli di stoffe incerate. Ma il peso di quel vincente che avevo avvertito su di me permaneva.

~ Maria Bellonci, Rinascimento privato

Isabella d'Este, Gian Cristoforo Romano

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