Ogni foto o parola in più non sarebbe che una superflua ridondanza.

by - 22:50

Vides ut alta stet nive candidum
Soracte nec iam sustineant onus
silvae laborantes geluque
flumina constiterint acuto?

Dissolve frigus ligna super foco
large reponens atque benignius
deprome quadrimom Sabina,
o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul
stravere ventos aequore fervido
deproeliantis, nec cupressi
nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et
que Fors dierum cumque dabit, lucro
adpone nec dulcis amores
sperne, puer, neque tu choreas,

donec virenti canities abest
morosa. Nunc et campus et areae
lenesque sub noctem susurri
composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intimo
gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.


Vedi come svetta candido di alta neve il Soratte, come i boschi affaticati non sostengono il peso della neve, come i fiumi sono rappresi per il freddo pungente? \ Sciogli il freddo alimentando il fuoco con abbondante legna e più generosamente del solito versa il vino puro di quattro anni dall'anfora Sabina a due manici, Taliarco. \ Lascia tutto il resto agli dèi, che hanno appena abbattutto i venti battaglieri sul mare in burrasca, non si agitano più i cipressi e i vecchi ontani. \ Cosa sarà domani, evita di chiederlo, e qualunque dei giorni la Sorte di assegnerà, consideralo un guadagno e non rifuggire, giovane, i dolci amori né le danze, \ finché la canizie penosa è lontana da te che sei nel fiore degli anni. Ora si ricerchino all'ora stabilita il campo e le piazze e i lievi sussurri notturni, \ ora sia il momento del riso gradito che dall'angolo più appartato tradisce la fanciulla nascosta, e del pegno strappato alle braccia o al dito che resiste appena.

Orazio - Ode I, 9

You May Also Like

1 commenti

Sharing is caring. ♥

utenti online